Ptic
Reggio Emilia
PTIC
Pensato per diversi punti della città di Reggio Emilia, in base al luogo il progetto Ptic può essere configurato a un solo piano o sue due livelli, come un hammam con un bar come luoghi di pausa e di ritrovo al secondo piano.
Nel progetto, il paesaggio dell’acqua diventa infrastruttura necessaria dell’urbanità. Il cambiamento climatico richiede sempre più attenzione e azione per contrastare le alte temperature e il surriscaldamento degli spazi pubblici: anche in questa ottica emerge la necessità di ‘inventare’ oasi di ristoro e recupero nelle città.
D’altro canto la città va trasformandosi: l’incontro fisico viene bypassato a favore di una conoscenza virtuale legata alla rete. Oggi il tempo libero è il principale attore della vita delle persone, in quanto tempo dedicato all’affermazione delle singole identità. Il concetto stesso di tempo libero ha molto a che vedere con il concetto spaziale di “terzo luogo” (Ray Oldenburg), un luogo capace di produrre una rete di relazioni fisico-percettive e culturali-creative atte a configurare molteplici luoghi reali e virtuali.
È così emersa in modo naturale l’idea che il servizio igienico pubblico diventi davvero un servizio, diventi davvero pubblico e quindi anche luogo di riunione e di incontro per la comunità.
Il concept ridisegna dunque il servizio igienico pubblico come luogo di incontro, di scambio, di ristoro, come struttura dedicata all’igiene del corpo, al recupero fisico e alla socializzazione attraverso l’uso di acqua e calore.
A cominciare dai Romani, diverse culture – dal Giappone alla Russia alla Turchia e ai paesi arabi – hanno sviluppato traduzioni uniche di questo concetto.
Il servizio igienico si allarga quindi a una dimensione più comunitaria e meno individuale: contiene un sistema di spazi che si basano, lavorano e “si immergono” fisicamente nell’acqua, la usano e riusano in modi differenti per il benessere delle persone. Contemporaneamente la presenza di più persone nello stesso luogo di servizio dovrebbe garantire maggiore sicurezza e pulizia. Il benessere mette a sistema il concetto di ristoro, non solo quello di servizio per l’eliminazione dei prodotti di scarto del nostro corpo. Così il servizio igienico diventa realmente pubblico e produce una possibile pausa, un luogo di relax ma anche per il tempo libero all’interno della frenetica vita urbana.
La BatHouse (nome che contiene l’idea della casa) si struttura come un abaco, che assembla il semplice servizio igienico a differenti sistemi di spazi di incontro e benessere, che vanno dal semplice bar caffetteria, a una lavanderia fino agli spazi di benessere, tutti collegati all’acqua.
L’architettura potrà essere a un piano (più veloce l’assemblaggio, meno impattante la struttura all’interno del luogo, con spazi un po’ più piccoli) o a due piani, un autentico luogo pubblico, che partecipa del paesaggio urbano nei parchi e nelle città.
Lo stesso servizio igienico è pensato come un sistema ad uso variabile con il solo water closet, con il water closet e il lavabo, con la doccia o con il solo lavabo comune.
Il blocco dei servizi non è isolato, ma si affianca a uno spazio aperto con sedute, attorno a una fontana, anche per dissetarsi e a uno spazio relax con chaise longues o lettini su cui sdraiarsi, ritemprarsi e riposarsi.
Al piano superiore poi, in particolari casi, per esempio al centro di grandi aree verdi o parchi cittadini si possono immaginare vasche d’acqua in cui immergere i piedi e le gambe stando seduti sul bordo o camminando nell’acqua. In tali vasche, fontane verticali diventano strumenti di gioco.
Un volume chiuso può contenere lo spogliatoio e un bagno turco, hammam, dove purificare la pelle e migliorare il respiro.
L’acqua circonda e contiene il volume costruito ergendosi a filtro e diaframma fra gli spazi e il muro perimetrale circolare. Il cilindro contiene al suo interno una molteplicità di spazi e servizi.
Il diaframma d’acqua costituisce sistema percettivo, acustico e visivo, di apertura verso l’esterno (le pareti perimetrali sono vetrate), mentre il muro circolare, fatto di tubi ravvicinati, permette il passaggio dell’aria ma non della vista e avvolge il sistema alzandosi in corrispondenza dei volumi interni.
Sul piano della sostenibilità, il concept prevede un sistema di pompe e di filtri che possano definire un ciclo unico di movimentazione dell’acqua, garantendo purificazione e ricircolo della stessa. Pannelli fotovoltaici in copertura garantiscono, con batterie di accumulo interrate sotto la struttura, il fabbisogno energetico necessario alla durabilità e sostenibilità economica del progetto. Le coperture diventano anche luogo di recupero dell’acqua piovana che viene poi percolata negli spazi di servizio per essere utilizzata come scarico dei wc.
Ptic presenta un’area costruita di 150 mq e una volumetria, nella versione a due piani, di 700 mc.
Il progetto è stato sviluppato da Christian Gasparini
con Antonio Laurenza, Maliheh Meidany e Tereza Svobodova.
Architetto
Christian Gasparini
PROGETTO
PTIC
CITTà
Reggio Emilia



