Sciàtu

Pantelleria

Maurizio Oddo con Alessandro Barracco e Domenico Pistone

 

Sciàtu

Marguerite Yourcenar, con l’audacia di ‘rompersi le corna’ e fare i conti con la realtà, raccomandava di sconfessare i cosiddetti luoghi comuni. Il progetto infatti, pur rispettando quanto richiesto in tali casi, nasce dalla forte volontà di spazzare via l’interpretazione puramente funzionale dell’erogazione dei servizi igienici rifiutando, oltretutto, la logica consueta del manufatto estraneo, anonimo e privo di valore.

Sciàtu nasce da alcuni concetti fondativi dell’architettura: la tettoia come riparo, il recinto e la natura, testimoniata dalla presenza di un albero.
Pur pensato in modo da poter essere replicato, per la sua collocazione è stata scelta l’isola di Pantelleria, in modo da radicare la proposta nell’essenza profonda dell’abitare l’isola, rileggendo gli archetipi fondativi del dammuso e del giardino pantesco.

In pianta, l’edificio si configura come recinto ma, a differenza di quello pantesco, esibisce una forma ellittica, composta da una pelle materica, densa e strutturata, che garantisce riservatezza e genera un’ombra accogliente. Un diaframma che non è confine rigido ma soglia tra il paesaggio arido dell’isola e un microclima protetto.

L’organizzazione spaziale è intimamente legata alla natura esterna, evocata dall’albero anche nella sua funzione metaforica di asse portante a conferma del superamento dell’organizzazione planimetrica tradizionale: flussi continui a favore di un’architettura che si attraversa come un paesaggio intimo.

L’intradosso della copertura, leggera, introduce un contrappunto lirico alla pesantezza della materia. La superficie inferiore, realizzata con finitura riflettente, smaterializza l’impatto visivo del solaio. Inoltre, captando e deformando i riflessi del mare, della vegetazione e del movimento delle persone, il soffitto riflettente proietta all’interno dell’ombra del recinto un gioco continuo di luci cangianti, dissolvendo il limite tra architettura e cielo.

I volumi dei servizi si dispongono come masse scultoree attorno al perno dell’albero e all’interno della muratura, lasciando che l’aria e gli sguardi filtrino attraverso il diaframma perimetrale: l’idea del recinto emerge, ancora una volta, per accogliere forme primarie, che evocano ‘l’architettura senza architetti’ di Bernard Rudofsky e di Giuseppe Pagano, amanti delle geografie del Sud.

La conformazione superiore delle coperture convoglia le acque meteoriche verso i serbatoi di accumulo, garantendo l’autosufficienza idrica della struttura.

L’ombra poroiettata dal recinto, unitamente all’evapotraspirazione dell’albero centrale e alla massa termica, crea un microclima fresco e ventilato senza l’ausilio di impianti energivori.
I pannelli fotovoltaici integrati nell’estradosso trasformano il padiglione in un’infrastruttura energeticamente autonoma.

In definitiva, un progetto dove la sinergia prodotta da misurati elementi diventa sintesi calibrata tra memoria dei luoghi, invenzione formale e sensibilità ecologica.

Architetto

Maurizio Oddo
con Alessandro Barracco e Domenico Pistone

PROGETTO

Sciàtu

CITTà

Pantelleria

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